Sensazioni

Raccontare storie di giganti come Auguste Piccard fa bene all’autostima

Conferenza mon amour. È sempre meraviglioso avere di fronte un pubblico, seppure non troppo numeroso anche a causa della fredda serata invernale, per poter parlare di un argomento che si ama.

Negli ultimi anni ho scoperto un enorme piacere nel raccontare storie con un microfono in mano (o davanti alla bocca, con il famoso “archetto”, ma senza frecce… ); è qualcosa che, semplicemente, mi fa stare bene e gratifica la mia autostima. Ho lavorato molto e continuo a farlo, durante una conferenza, su come usare il corpo, impostare la voce, utilizzare il diaframma, alternare enfasi, silenzi, momenti ironici. Sembrerebbe scontato o addirittura superfluo, ma non lo è affatto, in particolare per chi, come me, è ossessionato dal voler migliorare ogni aspetto della propria sfera professionale e non è (quasi) mai soddisfatto di ciò che fa. Questo processo mi aiuta a incrementare la consapevolezza di me. Ne parlo, ad esempio, qui, su Substack.

Studiare la vita dei “grandi”

E poi ci sono la ricerca, lo studio, la preparazione: ho approfondito la vita di Auguste Piccard, straordinario scienziato ed esploratore del Novecento, oltre che membro di una famiglia speciale, e l’ho portata alla platea del Planetario di Lecco gestito dal Gruppo Astrofili Deep Space, che ringrazio per la nuova opportunità concessami.

Dopo Pietro Vassena, Auguste Piccard è il secondo “gigante” di cui racconto le vicende che, guarda caso, si sono proprio incrociate con quelle di Vassena. E parlare della graphic novel che sta nascendo, a lui dedicata (vedrà la luce a inizio 2026), è stato naturale. Nella tavola che ho mostrato, ancora a matita e con lettering provvisorio, l’incontro fra i due personaggi, il grande scienziato e l’autodidatta dell’officina sotto casa…

La tavola del fumetto con l’incontro fra Vassena e Piccard

Raccontare vita e imprese di questi grandi uomini (o donne) in una conferenza caratterizza con piacere la mia attuale fase di esistenza: conferenze, video, fumetti e chissà quali altri medium. Finché ci saranno orecchie disposte ad ascoltarmi. Nelle foto, sì, sono nell’ombra, ma da anni cerco di uscirne e forse non c’è metafora più adatta.

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